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Bruno Munari: il maestro che progettava esperienze, non cose

Bruno Munari: il maestro che progettava esperienze, non cose

Ci sono progettisti che lasciano oggetti memorabili. E poi ci sono quelli che cambiano il modo in cui guardiamo gli oggetti, gli spazi, le immagini e perfino un libro. Con Bruno Munari inauguriamo I Maestri, una rubrica dedicata alle figure che hanno lasciato un segno nella comunicazione, nel design e nella cultura del progetto. Non per costruire un museo delle citazioni celebri, ma per riscoprire idee che continuano a essere sorprendentemente attuali. Munari è un ottimo punto di partenza. Perché più che progettare cose, progettava esperienze.

Bruno Munari e il progetto come scoperta

Artista, designer, inventore ed educatore, Bruno Munari attraversò il Novecento muovendosi con naturalezza tra arte, grafica, tecnologia, editoria e sperimentazione. All'inizio della sua carriera si avvicinò al Futurismo, ma presto la sua ricerca prese una strada personale, fatta di movimento, percezione, curiosità e voglia di mettere in discussione ciò che sembrava già definito. Le sue celebri Macchine inutili, costruzioni leggere composte da forme geometriche sospese, si muovevano nello spazio senza produrre nulla di particolarmente “utile”. Ed era proprio questo il punto: invitavano a osservare, stupirsi, cambiare prospettiva. Un oggetto poteva smettere di essere semplicemente un oggetto e diventare un'esperienza.

Un libro non deve essere soltanto letto

Munari applicò lo stesso principio anche a uno degli oggetti più familiari: il libro. Per lui non era soltanto un contenitore di parole. Carta, formato, colore, trasparenze, texture, tagli e rilegature potevano diventare parte del racconto. Nei suoi libri sperimentali e successivamente nei Prelibri destinati ai bambini, leggere significava anche toccare, girare, osservare, confrontare, scoprire. Un approccio che oggi chiameremmo facilmente “user experience”. Munari lo praticava molto prima che diventasse una voce nel menu di un'agenzia. Il principio, in fondo, è semplice: non conta soltanto che cosa comunichi. Conta anche come una persona entra in relazione con ciò che hai progettato.

La lezione di Munari è ancora qui

Nel suo celebre Da cosa nasce cosa e nella sua riflessione sul design, Munari ha contribuito a diffondere un'idea precisa del progetto: creatività e metodo non sono avversari. La creatività non è decorazione aggiunta alla fine. Nasce dall'osservazione, dai vincoli, dalla sperimentazione e dalla capacità di trovare una soluzione semplice senza renderla banale. È una lezione che vale ancora per un'identità visiva, un sito web, un'applicazione, una campagna o un progetto editoriale. Prima dell'estetica viene la domanda: che esperienza vogliamo creare per chi incontrerà questo progetto? È anche il modo in cui ci piace intendere il nostro lavoro in Nuovi Spazi: mettere insieme competenze, metodo e curiosità per trasformare esigenze concrete in comunicazione capace di funzionare e, quando possibile, anche di sorprendere. Munari ci ricorda che progettare bene significa far incontrare forma, funzione e persone. E che qualche volta, per trovare una buona soluzione, bisogna prima avere il coraggio di giocare.

FAQ

Perché Bruno Munari è considerato un maestro del design? Perché ha saputo unire arte, progettazione, comunicazione ed educazione, sperimentando nuovi modi di mettere le persone in relazione con immagini, oggetti e libri.

Cosa insegnano oggi i progetti di Bruno Munari? Che un buon progetto non riguarda soltanto l'aspetto estetico. Deve considerare il modo in cui viene osservato, utilizzato, esplorato e compreso dalle persone.

Cosa sono le Macchine inutili di Munari? Sono composizioni leggere e mobili realizzate con forme geometriche sospese. Muovendosi liberamente nello spazio, trasformavano forma, equilibrio e movimento in un'esperienza visiva sempre diversa.

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