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AI Act: dal 2 agosto si fa sul serio

AI Act: dal 2 agosto si fa sul serio

Abbiamo usato ChatGPT, generato immagini, ritoccato fotografie, affidato qualche risposta ai chatbot e nel frattempo, l’Europa ha continuato a scrivere le regole. Dal 2 agosto 2026 diventano applicabili gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act, quindi è un buon momento per capire quando l’intelligenza artificiale deve dichiarare la propria presenza e quando, invece, non serve tappezzare siti e social di avvertenze.

Le sanzioni previste possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo totale per le imprese, quindi L’informazione deve essere chiara e riconoscibile, nasconderla tra privacy policy, cookie e condizioni che leggiamo tutti con religiosa attenzione è come andare in guerra in canottiera.

Contenuti generati con AI: non serve dichiarare tutto

Qui arriva la parte interessante, perché l’AI Act non dice che ogni immagine, caption o descrizione prodotto realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale debba avere un cartellino appeso al collo. I fornitori dei sistemi generativi hanno specifici obblighi tecnici di marcatura degli output, mentre per chi utilizza questi strumenti l’obbligo di dichiarazione riguarda soprattutto contenuti che possono creare confusione sulla loro autenticità.

È il caso dei deepfake, cioè immagini, audio o video generati o manipolati che possono sembrare autentici: la loro natura artificiale deve essere resa nota, con modalità più flessibili quando si tratta di opere manifestamente artistiche, creative, satiriche o di finzione. Un normale intervento di editing assistito che non modifica sostanzialmente il contenuto, invece, non va automaticamente trattato come se avessimo fatto parlare Napoleone in una campagna TikTok.

E se ChatGPT scrive un testo?

Dipende dal testo! L’obbligo riguarda i contenuti generati o manipolati con AI e pubblicati per informare i fruitori su questioni di interesse pubblico. Non si applica quando c’è stato un processo di revisione umana o controllo editoriale e una persona o un’organizzazione si assume la responsabilità della pubblicazione. Quindi no, l’AI Act non trasforma automaticamente una caption, una scheda prodotto o un post commerciale in una scena del crimine. Chiede piuttosto di sapere quale AI stiamo usando, per fare cosa e con quale responsabilità.

E c’è anche un altro aspetto interessante: più diventa chiaro quando un contenuto è artificiale, più diventa riconoscibile anche il valore di chi continua a fare davvero l’artigiano della comunicazione, costruendo idee, testi, immagini e progetti con la propria intelligenza, esperienza e sensibilità. Non significa rifiutare l’AI, anzi. Significa distinguere tra usarla come strumento e lasciare che faccia tutto al posto nostro. Perché dietro una campagna efficace, un’identità visiva coerente o una frase che arriva davvero alle persone ci sono ancora ascolto, cultura, intuito, tentativi, revisioni e quella strana cosa difficilissima da automatizzare che chiamiamo mestiere.

In questo senso la trasparenza tutela anche chi sceglie di creare, pensare e progettare davvero: rende più evidente la differenza tra un output generato in pochi secondi e un lavoro costruito con intenzione. Ed è forse questo il modo migliore per arrivare al 2 agosto: usare l’intelligenza artificiale senza nasconderla, ma continuare a dare valore all’intelligenza che viene prima di tutto il resto, quella umana.

FAQ

Dal 2 agosto 2026 bisogna dichiarare sempre l’uso dell’AI? No. L’articolo 50 prevede obblighi di trasparenza per situazioni specifiche, tra cui interazione con determinati sistemi AI, deepfake, riconoscimento delle emozioni, categorizzazione biometrica e alcuni testi su questioni di interesse pubblico.

Una foto ritoccata con l’intelligenza artificiale deve essere segnalata? Non automaticamente. L’obbligo per chi utilizza il sistema riguarda in particolare i deepfake, mentre sono previste eccezioni e condizioni diverse per semplici funzioni di editing e contenuti artistici o creativi.

Un testo scritto con ChatGPT deve avere una dicitura? Non sempre. L’obbligo previsto dall’AI Act riguarda i testi AI destinati a informare il pubblico su questioni di interesse pubblico e non si applica quando esistono revisione umana o controllo editoriale e responsabilità editoriale della pubblicazione.

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